Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è una delle aree montane più ricche di fauna di tutto l’Appennino. Qui vivono oltre 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli e 40 di rettili, senza dimenticare la grande varietà di insetti ed invertebrati. Alcuni animali autoctoni ed endemici come l’Orso bruno marsicano e il Camoscio d’Abruzzo rappresentano le specie di maggior pregio naturalistico. L’avvistamento degli animali selvatici nel Parco non è un evento raro, ma per avere maggiori possibilità e per non disturbare gli animali stessi vi consigliamo di aderire alle escursioni organizzate.
L’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è la specie simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. E’ una sottospecie dell’Orso bruno europeo e ne sopravvivono poche decine di esemplari (40-60), per questo è uno degli animali a maggior rischio di estinzione. E’ considerato un onnivoro, anche se la sua dieta è basata soprattutto sui vegetali ( frutta, bacche, erba e fiori, etc.), non disdegna la carne, soprattutto le carcasse di animali morti. Completano la sua dieta gli insetti, di cui è particolarmente ghiotto. Si differenzia dai suoi parenti europei per le dimensioni ridotte (un grosso maschio in autunno può superare i due quintali), la conformazione del cranio e il colore del pelo, che in alcune occasioni appare marrone con accese sfumature biondastre.
Il Camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), ora presente nel Parco con circa 700 esemplari, era una specie sull’orlo dell’estinzione all’inizio del secolo scorso. Infatti solo poche decine di esemplari vivevano sui ripidi pendii della Costa Camosciara. La nascita del Parco nel 1923 e un serio programma di protezione ne sancirono la salvezza, tanto che è stato possibile reintrodurre questo straordinario animale nel Parco del Gran Sasso e Monti della Laga e nel Parco della Majella dove si era estinto completamente. Il Camoscio d’Abruzzo si differenzia dal Camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) per le corna più lunghe ed arcuate, una corporatura che appare più esile ed elegante e soprattutto per il suo bellissimo manto invernale.
Il Lupo appenninico (Canis lupus italicus) è il “grande” predatore del Parco. Ridotto all’estinzione fino agli inizi degli anni ’80, è sopravvissuto solo fra le montagne della Sila e fra i boschi del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, protetto da strette vallate e fitte boscaglie. Solo attraverso un duro e costante lavoro di sensibilizzazione e protezione è stato possibile salvarlo dall’estinzione. Nel Parco sono presenti circa una quarantina di lupi, divisi in 6/7 branchi, ma ciò che più conta è che è tornato a ripopolare l’intero Appennino e anche le Alpi Occidentali. Il lupo è l’animale “chiave” del Parco, perché, come grande predatore, è l’unico che può garantire un equilibrio stabile fra prede e predatori nel rispetto della catena alimentare. E’ un animale molto elusivo, difficilissimo da avvistare, ma spesso capita di ascoltarne l’ululato durante le escursioni serali.
La Lince (Linx linx), da queste parti chiamato lupo cerviero, è l’animale più difficile da incontrare, tanto che si dubita della sua presenza fra le montagne del Parco. Un tempo viveva fra i boschi dell’Appennino centrale, ma attualmente non vi sono segni certi della sua presenza. La lince è un predatore agile e veloce che caccia di agguato. Riesce anche ad abbattere prede con un peso superiore al suo. Segni della sua presenza possono essere le caratteristiche orme tondeggianti prive di unghie e il suo lamentoso richiamo tipico del periodo degli amori.
A chiudere il ciclo dei grandi predatori c’è l’Aquila reale (Aquila chrysaetos) presente nel territorio del parco con 3-4 coppie. Nel complesso la specie ha risentito negli anni passati delle uccisioni illegali (carogne avvelenate e caccia di frodo) ed in alcuni casi anche della modifica irreparabile del proprio habitat. Per salvaguardarla definitivamente bisognerà limitare al massimo i fattori negativi (bracconaggio, disturbo nella delicata fase della nidificazione, manomissione dei territori vitali con apertura di nuove strade o impianti di risalita, etc.). Durante il volteggio le ali sono rivolte verso l’alto a formare una “V” molto aperta. Si distingue in volo dagli altri rapaci soprattutto per le notevoli dimensioni che nella femmina possono arrivare fino a 2 metri di apertura alare ed a 6 chilogrammi di peso.
Fra le altre specie da annoverare ricordiamo i cinghiali (Sus scrofa), i caprioli (Capreolus capreolus) e i cervi (Cervus elaphus), questi ultimi due reintrodotti nel Parco all’inizio degli anni ’70. Soprattutto i cervi sono ora presenti in gran numero fra le montagne del Parco. Capita di frequente di incontrali, ma l’emozione più forte è quella di assistere ad un combattimento fra grossi maschi durante il periodo dell’amore (settembre – ottobre) per la conquista degli harem. Altrettanto suggestivo è ascoltare il bramito che i cervi maschi emettono per confrontarsi con i loro rivali e per attirare le femmine.
Fra gli altri animali ricordiamo la Lontra (Lutra lutra) indicatore biologico della qualità delle acque, la Volpe (Vulpes vulpes), il Tasso (Meles meles), la Martora (Martes martes), lo Scoiattolo meridionale (Scirus vulgaris meridionalis) e l’Istrice ((Hystrix cristata).
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